I pesticidi E’ risaputo che frutta e verdura sono estremamente importanti per una corretta alimentazione, in quanto non solo forniscono sostanze essenziali per il nostro organismo, ma proteggono anche da tutta una serie di malattie. La Società americana per la ricerca sul cancro, per esempio, consiglia un consumo giornaliero di almeno cinque porzioni tra frutta e verdura. Tuttavia, proprio in questi alimenti si trovano spesso residui di pesticidi, suddivisi tra insetticidi, rodenticidi, erbicidi e fungicidi. Tracce di queste sostanze possono in fatti rimanere sui prodotti che troviamo in commercio. Come difendersi? I residui presenti su frutta e verdura fresca si possono ridurre, e spesso eliminare, utilizzando una serie di piccoli accorgimenti. Innanzitutto, usare abbondante acqua per il lavaggio, magari anche con l’ausilio di una spazzola, evitando invece detergenti di qualsiasi tipo. Nel caso di verdure a foglia, come insalata o cavoli, è poi buona norma gettare le foglie più esterne, quelle su cui è ovviamente più facile che siano stati spruzzati i pesticidi. Può anche essere utile consumare frutta e verdura di varietà diverse, in modo da abbassare il rischio di esposizione allo stesso agente. Così come va evidenziato il fatto che molti dei preziosi elementi nutritivi apportati da frutta e verdura fresca possono essere garantiti anche da succhi e conserve, con il vantaggio che le varie fasi di lavorazione per la realizzazione di questi prodotti rimuovono daIl’83 al 98 per cento dei residui di pesticidi. Purtroppo, come accennato sopra, frutta e verdura non sono però gli unici alimenti a rischio di “veleni”, visto che i pesticidi possono finire anche nei latticini, soprattutto i più grassi, nelle carni (il fegato e le parti grasse sono i tagli più “a rischio”) e nel pesce. Per questo motivo si consiglia di togliere il grasso dalla carne e di evitare di mangiare la pelle e il grasso del pollo e del pesce. I farinacei, invece, sono in genere privi di queste sostanze. Altri inquinanti I pesticidi non sono tuttavia le uniche sostanze tossiche di cui si può trovare traccia nei cibi. Esistono anche altri inquinanti, chiamati Pop (Persistent organic pollu tants) derivanti principalmente dai processi di lavorazione industriale. La presenza dei Pop nei cibi, nell’aria, nelle acque e nel suolo è relativamente recente, risalendo al boom economico successivo alla seconda Guerra Mondiale: in un tempo così relativamente breve, queste sostanze sono però riuscite a contaminare gli ecosistemi nella maggior parte delle regioni della terra, perché riescono a propagarsi anche a miglia di distanza dal luogo di origine. Si tratta di sostanze non solubili in acqua, ma che vengono prontamente assorbite dai tessuti adiposi, sia del l’uomo sia degli animali. Una volta penetrate nell’organismo, non vengono eliminate facilmente, e tendono ad accumularsi nel tempo. Per questo motivo la concentrazione di Pop aumenta sempre di più nel corso della catena alimentare: uccelli, pesci e mammiferi che si cibano di creature più piccole, aumentano i propri livelli di inquinanti in un processo denominato di “bioaccumulazione”. Tra i Pop è da segnalare innanzitutto la diossina, un elemento inquinante di cui si è sentito molto parlare negli ultimi tempi. La diossina è uno scarto tossico che si forma in seguito all’incenerimento di rifiuti pericolosi (per esempio rifiuti ospedalieri e sostanze plastiche) o alla lavorazione di sostanze chimiche contenenti cloro. In realtà, sarebbe più corretto parlare di diossine, al plurale, in quanto si tratta di un gruppo di elementi appartenenti alla stessa famiglia (policlorodibenzodiossine). Oltre il 90 per cento dell’esposizione dell’uomo alla diossina è dovuta agli alimenti, di origine animale neII’80 per cento dei casi. E l’alta concentrazione di diossina presente negli animali è dovuta per lo più ai mangimi: per questo motivo l’Unione Europea ha adottato provvedimenti per tenere sotto costante monitoraggio l’incidenza della diossina lungo l’intera catena alimentare, ovvero dalle materie prime per mangimi fino agli esseri umani, passando per gli animali da produzione alimentare. |