I mass-media se ne sono ormai dimenticati, ma i casi di BSE continuano ad aumentare. E le carni bovine non sono purtroppo l' unico cibo pericoloso che può finire nel nostro piatto : ecco cosa sapere per difendersi...... Vuoi a causa della guerra, vuoi per gli avvenimenti di politica interna, fatto sta che i mass-media non si occupano più di sicurezza degli alimenti. Dopo gli allarmi su mucca pazza e su pesci e funghi radioattivi, niente più servizi sui quotidiani o in TV: non fanno più notizia... almeno fino allo scoppio dell’ennesimo bubbone, dei nuovi intossicati o, addirittura, deceduti. Ma il fuoco continua a covare sotto le braci: basti dire che in questi giorni è stato verificato il cinquantunesimo caso in Italia di Bse nei bovini in provincia di Parma, con un sospetto cinquantesimo nel ferrarese. Numeri per cui è necessario non abbassare la guardia, e disporsi a un piccolo ripasso. Esistono infatti sostanze presenti negli alimenti che possono presentare rischi per la nostra salute, in quanto potenziali veicoli di sostanze pericolose: come per esempio gli additivi, contenuti nei prodotti confezionati, e i pesticidi, presenti soprattutto in frutta e verdura, ma anche (in misura minore) nella carne. E a proposito di carne, non possiamo ignorare l’utilizzo di ormoni, spesso somministrati al bestiame per favorirne la crescita, e di quei mangimi di origine animale che sono tra i primi sospettati di avere provocato nei bovini la Bse, il famoso “morbo della mucca pazza”. Ma andiamo con ordine... Gli additivi Innanzitutto, cosa sono gli additivi? Ogni sorta di sostanza estranea all’alimento naturale, così come la natura lo ha creato, è detto additivo. Queste sostanze vengono aggiunte al cibo nelle varie fasi della lavorazione (produzione, trasformazione, confezionamento) per conservarne le caratteristiche chimiche o fisiche, o per dare al cibo particolari caratteristiche di sapore, odore, aspetto o consistenza. Gli additivi non hanno in genere un valore nutrizionale vero e proprio, tranne ad esempio nel caso delle vitamine (che possono essere aggiunte a succhi di frutta o a cereali da colazione) o dei dolcificanti usati in caramelle e chewing-gum per non favorire la comparsa della carie. Gli additivi possono essere di origine vegetale o artificiale . Esempi dei primi sono gli agenti addensanti estratti dai semi, dalla frutta e dalle alghe marine, alcuni coloranti, o gli acidificanti, come l’acido tartarico ricavato dalla frutta. Additivi artificiali sono invece alcuni antiossidanti, come il butilato di idrossianisolo (Bha), alcuni coloranti (per esempio chinolina e indi-gotina) e dolcificanti come la saccarina. Sono sempre sicuri? Quelli naturali sì; per quanto riguarda quelli artificiali, invece, sono oggetto di numerosi test e verifiche. Alcuni sono ormai largamente usati da decenni o persino secoli, e la loro sicurezza è quindi certa, anche se vengono periodicamente sottoposti a test di controllo. Mentre per quanto riguarda i nuovi additivi, per essere approvati devono soddisfare una serie di requisiti. Innanzitutto, devono owiamente essere non tossici e privi di qualsiasi potenziale cancerogeno; poi, devono risultare necessari per la preparazione dell’alimento, ma non devono né reagire con lo stesso, né mascherarne alterazioni .Le valutazioni di sicurezza, tanto per gli additivi nuovi quanto per quelli ormai in uso da tempo, vengono effettuate in Europa dal “Comitato scientifico per i cibi”, un organismo dell’Unione Europea nato nel 1974 e composto da esperti delle diverse nazioni per le varie discipline. La regolamentazione vigente sugli additivi alimentari impone che il prodotto sia provvisto di una etichetta che fornisca informazioni sul nome (o la sigla E+numero) e sulla funzione dell’additivo. Attenzione, però rimangono esclusi dall’obbligo di etichetta gli additivi presenti nei singoli ingredienti utilizzati in prodotti composti, così come non esiste alcun obbligo di dichiarare i coadiuvanti, cioè gli additivi utilizzati durante le fasi intermedie di lavorazione del prodotto, anche se possono rimanerne tracce nel prodotto finito. Tutti gli utilizzi degli additivi sono stati raccolti ed elencati da una Commissione denominata “Codex Alimentarius”, in una lista che fa da guida per la legislazione europea e mondiale. Il “Codex Alimentarius” è in fatti una specie di associazione tra i governi del mondo, i cui rappresentanti si riuniscono per decidere e codificare le procedure di produzione, i livelli di sostanze inquinanti “ammesse”, gli additivi, l’etichettatura e in genere il modo di produrre e di trattare gli alimenti. In Italia, dal 1996 sono state recepite le normative europee che regolamentano l’impiego di additivi nelle sostanze alimentari. Questi, secondo la normativa vigente, sono i principali alimenti che non possono contenere additivi di alcun tipo: le carni, il miele, gli oli, i grassi animali e vegetali, il latte e i suoi deri vati come lo yogurt naturale, l’acqua minerale naturale, il caffè, il tè in foglie e le paste alimentari secche. continua ... |